MADRE NATURA SI RIBELLA

è il 23 settembre 1993. Piove. Piove a secchiate. Sono all’asilo. Le maestre appaiono preoccupate, perché dalla finestra filtra acqua: la asciugano con alcuni scottex. 

La situazione precipita in poche ore. Dobbiamo abbandonare l’edificio e rifugiarci dal materassaio, dove i nostri genitori ci prelevano. Di lì a poco il vicino torrente Leira esonderà. Il centro di Voltri sarà sommerso da tre metri d’acqua. 

Fin dalla più tenera età la meteorologia mi ha affascinato, forse perché vivo in una regione estremamente fragile. E’ indubbio che il clima in questi ultimi anni sia cambiato: con l’aiuto di esperti del settore cercheremo di comprenderne i motivi.

A fine ottobre sulla Liguria si è abbattuto un ciclone mediterraneo: i danni maggiori sono stati causati da vento e mareggiate. Ha fatto il giro del mondo l’interruzione della strada che conduce a Portofino: 

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Portofino, ottobre 2018

A livello locale, a Voltri c’è profonda tristezza: la passeggiata è totalmente distrutta (PASSEGGIATA VOLTRI DISTRUTTA) e una voragine ha imposto la chiusura dell’Aurelia verso Arenzano.

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Voltri, Via Rubens

Perché ultimamente si verificano fenomeni così estremi? Questa l’opinione di Andrea Corigliano, Dottore in Fisica con specializzazione in Meteorologia: 

Quest’anno la prima perturbazione dalle caratteristiche autunnali è transitata tra il 27 e il 29 ottobre, oltre un mese dopo l’inizio della stagione dal punto di vista astronomico. Tutta l’Italia ha dovuto subire gli effetti di questa pesante ondata di maltempo che ha manifestato tutti gli ingredienti tipici di un tempo che possiamo definire “estremo”: piogge intense e particolarmente abbondanti specie in prossimità dei rilievi, forti e diffusi temporali, venti burrascosi che hanno spesso raggiunto raffiche aventi intensità di uragano e mari molto agitati che hanno provocato violente mareggiate lungo le coste esposte. Anche la Liguria non è stata risparmiata da questa intensa perturbazione, legata a un profondo centro di bassa pressione che proprio la sera del 29 ottobre raggiunse il Ponente Ligure dopo essersi formato nella notte precedente nei pressi del Mar di Sardegna.

Si è trattato di un vero e proprio “ciclone mediterraneo” che si è intensificato man mano che si è spostato verso nord, andando così a spazzare con i suoi venti impetuosi la maggior parte delle nostre regioni: in Liguria, per esempio, le raffiche hanno raggiunto la velocità di 171 km/h alla Spezia e di 180 km/h a Marina di Loano, nel savonese; mentre sulle Alpi centro-orientali alcuni anemometri hanno registrato raffiche localmente superiori ai 200 km/h. Con una circolazione eolica così intensa, anche il mare ha visto rapidamente aumentare il proprio moto ondoso su tutti i bacini. A tal proposito, sono significative le misurazioni effettuate dalla boa collocata al largo di Capo Mele (SV), gestita da ARPA Liguria, perché durante il passaggio del ciclone registrò un’altezza d’onda significativa di quasi 6 metri, un’altezza massima di circa 10 metri e un periodo di picco di 11 secondi: quest’ultima grandezza presenta valori che sono tipici di un moto ondoso che si forma in Oceano. Anche per quanto riguarda le precipitazioni ci troviamo di fronte a numeri davvero significativi. A Torriglia, nel genovesato, a causa del fenomeno dello stau (sollevamento di una massa d’aria umida forzato dall’orografia) in tre giorni sono caduti poco più di 600 millimetri di pioggia, cioè una quantità pari a un terzo della precipitazione che dovrebbe cadere in un anno.

La perturbazione del 27-29 ottobre è stata quindi un evento estremo in piena regola che ci porta a riflettere su due tematiche particolarmente importanti: il “cambiamento climatico” e la “buona informazione meteorologica”. Sul primo argomento è infatti risaputo che negli ultimi 40 anni la temperatura media della Terra ha subito una brusca accelerazione a causa di un’altrettanto spropositato aumento della concentrazione dei gas serra in atmosfera. Questo aumento della temperatura a scala globale ha raggiunto negli ultimi tre anni (2015-2017) un’anomalia termica oscillante tra 1.3 e 1.4 °C rispetto alla climatologia del ventesimo secolo, cioè al periodo compreso tra il 1901 e il 2000. Dal momento che – come ci viene ricordato dalla fisica – il calore è una forma di energia, un’atmosfera mediamente più calda è anche un’atmosfera che ha a disposizione più carburante per alimentare i fenomeni atmosferici: è proprio per questo motivo che la comunità scientifica internazionale ritiene estremamente probabile un ulteriore aumento della temperatura media terrestre e dei fenomeni estremi nei prossimi decenni se non saranno presi immediatamente provvedimenti atti a ridurre considerevolmente le emissioni dei gas definiti “climalteranti”. 

Circa la “buona informazione meteorologica”, in un contesto di condizioni atmosferiche avverse che possono mettere a repentaglio la vita dei cittadini è assolutamente necessario seguire solo ed esclusivamente l’informazione meteorologica certificata, cioè quella gestita dai professionisti del settore. Purtroppo i toni allarmistici impiegati da alcuni siti anche al passaggio di una normale perturbazione provocano un grave danno d’immagine alla meteorologia perché alimentano ogni volta nel cittadino una perdita di fiducia nei confronti degli Enti, come Protezione Civile e Centri Funzionali Regionali, che sono preposti all’emissione delle vere e uniche “allerte meteo” da ascoltare e da prendere in seria considerazione per mettere in pratica le norme di auto-protezione. Ascoltando invece gli ululati si finisce per sottovalutare proprio quelle allerte che sono emanate quanto davvero la situazione può realmente diventare critica e non per il desiderio di gonfiare la notizia. 

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Boccadasse, ottobre 2018

Nel recente Forum Internazionale “Nuovo Artico, Vecchio Mediterraneo”, organizzato a Genova dal Milan Center for Food Law and Policy, è emerso come “nel Grande Nord, a causa della fusione progressiva dei ghiacci, sta nascendo un nuovo mare delle stesse dimensioni del Mediterraneo”. Nel Vecchio Mediterraneo “le conseguenze sono negative dal punto di vista degli eventi estremi, per l’impatto sull’ecosistema e per la pressione politica ed economica nella gestione della ‘migrazione climatica’ “. Secondo il rapporto Groundswell della Banca Mondiale, saranno 143 milioni i migranti climatici entro il 2050. Dal punto di vista giuridico, la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati non contempla la tutela dei migranti climatici in quanto di tale concetto non esiste una definizione univoca. Recentemente, tuttavia, il Tribunale dell’Aquila ha riconosciuto al rifugiato bengalese Milon lo status di “migrante climatico”. Auspichiamo che si tratti solo del primo passo. 

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Il Premio Nobel per la Fisica 1997, Steven Chu, in un’intervista a Wired, ritiene possibile un innalzamento del livello dei mari di almeno 5 o 6 metri nei prossimi due secoli. Le sfide per il futuro sono molteplici: “L’opportunità dell’energia solare è già palese, ma a livello globale sta guadagnando terreno anche l’eolico. Abbiamo bisogno di soluzioni inedite: veicoli elettrici più veloci, semplici da ricaricare e poco costosi. (…) Entro il 2080 dobbiamo arrivare a emissioni negative di anidride carbonica, ossia non solo dovremo azzerare le emissioni in termini di bilancio netto, ma riuscire a togliere CO2 dall’aria“. 

Chu ha ragione da vendere: le auto elettriche sono il futuro. Un futuro non a costo zero, tuttavia: secondo uno studio di Berylls Strategy Advisors, la produzione di un pacco di batterie per un veicolo elettrico made in Germany comporterebbe una quantità di emissioni di anidride carbonica superiori del 74% rispetto a quelle generate nella produzione di un’auto con con motore termico. Senza considerare i costi di smaltimento delle batterie al termine del loro ciclo di vita. (fonte: Quattroruote – dicembre 2018).

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Audi e-tron: peserà circa 2500 kg. Troppi?

Grazie alle informazioni forniteci anche dai ghiacciai, veri e propri “termometri” dello stato di salute della Terra, sappiamo che l’inquinamento prodotto in duecento anni di rivoluzione industriale ha alterato il clima del nostro pianeta. “Alla Conferenza Mondiale di Parigi sul clima del 2015”, aggiunge Corigliano, “i 195 Paesi partecipanti si sono impegnati a contenere entro il 2100 tale l’aumento della temperatura entro i 2 °C e a compiere sforzi affinché non sia raggiunta la soglia di 1.5 °C. Ma nell’ultimo report speciale dell’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), pubblicato nell’ottobre scorso, è emerso che, se il riscaldamento dovesse continuare al ritmo attuale di 0.17 °C per decennio prendendo come riferimento il periodo che va dal 1950 a oggi, la soglia di 1.5 °C verrebbe raggiunta molto prima rispetto ai tempi previsti nell’accordo di Parigi: ciò accadrebbe tra il 2030 e il 2050 e nel 2100 si arriverebbe così non a 2 °C di aumento, ma addirittura a 3 °C in più rispetto ai livelli pre-industriali. Un simile scenario comporterebbe, secondo gli studiosi, una catastrofe climatica“.

Ghiacciaio Ciardoney, Gran Paradiso

Quali comportamenti può assumere ognuno di noi? Il meteorologo Luca Mercalli fornisce la sua ricetta per arginare la “malattia climatica”: 1) sprecare meno; 2) diventare più efficienti; 3) l’energia deve essere basata su fonti rinnovabili. 

ABOUT CLIMATE CHANGE

The Greenland and Antarctic ice sheets have decreased in mass. Data from NASA’s Gravity Recovery and Climate Experiment show Greenland lost an average of 281 billion tons of ice per year between 1993 and 2016, while Antarctica lost about 119 billion tons during the same time period. The rate of Antarctica ice mass loss has tripled in the last decade.

Global sea level rose about 8 inches in the last century. The rate in the last two decades, however, is nearly double that of the last century and is accelerating slightly every year. (source: NASA)

The greenhouse effect refers to the way the Earth’s atmosphere traps some of the energy from the Sun. Solar energy radiating back out to space from the Earth’s surface is absorbed by atmospheric greenhouse gases and re-emitted in all directions.

The energy that radiates back down to the planet heats both the lower atmosphere and the surface. Without this effect, the Earth would be about 30C colder, making our planet hostile to life. (source: BBC)

temperature chane chart, Nasa GISS

Impacts vary in different kinds of forests. Sub-Arctic boreal forests are likely to be particularly badly affected, with tree lines gradually retreating north as temperatures rise. In tropical forests such as the Amazon, where there’s abundant biodiversity, even modest levels of climate change can cause high levels of extinction.

When large areas of forest are destroyed it’s disastrous for the local species and communities that rely on them. Dying trees emit their stores of carbon dioxide, adding to atmospheric greenhouse gases and setting us on a course for runaway global warming. (source: WWF)

AT THE END OF IT ALL…

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Alcuni link per i più curiosi:

KATOWICE CAMBIAMENTI CLIMATICI

ALLUVIONE VOLTRI 1993

MIGRANTI CLIMATICI

INTERVISTA STEVEN CHU

GHIACCIAI LUCA MERCALLI

WWF UK

BBC CLIMATE CHANGE

NASA CLIMATE CHANGE EVIDENCE

ALESSANDRO CRAVIOTTO & ANDREA CORIGLIANO 

Un pensiero su “MADRE NATURA SI RIBELLA

  1. Pingback: SUI MIGRANTI – Cravius & Friends

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