LIGA ROCK PARK: MONZA, 25/09/2016

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Due anni dopo San Siro (ecco il link: MONDOVISIONE SAN SIRO), siamo ancora qui. In verità ci siamo spostati di pochi chilometri, ma l’attesa è sempre alta, altissima. Siamo sicuri che il Liga non ci deluderà.

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Arrivati!

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L’attesa cresce, anche se mancano tre ore…

Io credo che ogni canzone susciti in chi l’ascolta un certo tipo di emozioni. Qui voglio trasmettervi le mie: come ho percepito i 31 magici pezzi che Ligabue ha suonato con la sua imprescindibile band? Ecco le risposte, buona lettura.

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Urlando contro il cielo: montiamo su, e il nostro cuore non creperà, promesso! Un inizio col botto, anche per festeggiare questa canzone che non è mai mancata in alcun concerto. Sono stati i fan a renderla tale, ed è indubbio che tutti i riconoscimenti ottenuti siano più che meritati.

Libera nos a malo: liberaci, Luciano, da questa patina di tristezza e rassegnazione che è calata su di noi con la crisi economica! Liberaci dai politici e banchieri che pensano solo al proprio tornaconto! Liberaci, e facci cantare a squarciagola, rendendo giustizia a questa notte!

Il giorno dei giorni: un po’ tutto il popolo del Liga attendeva queste due date monzesi, ed è stato più che soddisfatto. Nel frattempo, soffiamo su questo tempo, e lo teniamo ben acceso, noi che possiamo! D’altronde, abbiamo tutto da fare, e niente da perdere! 

Niente paura: non è facile, in questo frangente storico, essere se stessi, guardare con fiducia al futuro, senza farsi intimorire dall’aria di tempesta. Per fortuna ci pensa la vita, una cosa meravigliosa capace di farti sperimentare un’incredibile gamma di emozioni. Il nostro motto d’ora in poi sarà: niente paura!

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Sogni di rock’n’roll: un po’ tutti – almeno quelli che sanno godersi l’esistenza – abbiamo percorso strade indifese alle quattro di notte… Aggiungo solo che è stato l’unico medley di tutta la scaletta insieme alla prossima canzone. Così si fa!!!

Con la scusa del rock’n’roll: anch’io, ultimamente, ho rimandato tutti gli anni a più tardi, cercando di ballare sopra i ricordi. E’ tutta una questione di feeling: siamo giovani, e dunque comportiamoci da giovani, senza incancrenirci in pseudo-attività da anziani!

C’è sempre una canzone: esiste sempre una canzone per ogni fase della tua vita, anzi per ogni singolo ricordo che ti porterai dentro di lì e per sempre. Sia essa una canzone che non fa dormire, o semplicemente una canzone ancora da sentire

Il sale della terra: perché noi siamo Il sale della terra? Perché non abbiamo paura di dire quello che pensiamo, non ci facciamo mettere i piedi in testa da nessuno, siamo il forte sotto assedio, deciso ad opporsi ai maledetti potenti che ci vorrebbero ingabbiare nella massa.

Questa è la mia vita: chi sei tu per giudicarmi? Non ti piace come mi comporto? Non approvi le mie azioni? Va bene, non ti obbligo certo a seguirmi, il mondo è bello perché è vario. Ma se invece noti anche tu una certa sintonia, ti prego, fammi fare un giro su chi non son stato mai.

Leggero: è bello, per chi se lo può permettere, partire senza andata né ritorno, senza destinazione. Per assaporare al meglio la vita, e lasciarsi stupire dalle cose e dalle persone che si incontreranno lungo il cammino: in una parola, è bello essere… leggeri.

Ho perso le parole: a volte capita, di non trovare la giusta ispirazione, di rimanere a metà del guado, di non riuscire ad esprimere compiutamente ciò che si prova. Sta all’altra persona darci un’altra possibilità: noi possiamo crederci, crederci un po’ di più, di più davvero

La vita facile: quando siamo giovani e inesperti del mondo, abbiamo nella mente e nel cuore tanto ottimismo. Poi però la situazione muta, e siamo costretti ad essere meno disincantati e più cinici: ci accorgiamo che questo paese fa finta di cambiare, e intanto resta a guardare.

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Bella canzone, con molta energia!

L’odore del sesso: d’accordo, ci siamo mischiati la pelle, le anime, le ossa, ed è stato fantastico, meraviglioso, bla bla bla. Ma cosa accade dopo? Ognuno per la propria strada oppure ci confrontiamo, ciascuno con il proprio carico di debolezze?

Quella che non sei: piccola, non avere paura di me. So bene, per esperienza, che una relazione occorrono amore, fiducia, pazienza. Guarda che, anche se c’è un posto dentro te in cui fa freddo, io non me ne vado. Io resto qui e lotto per te e insieme a te…

Lettera a G: la morte di una persona cara ti costringe a fare i conti con le tue paure, con le tue insicurezze, con i tuoi demoni. Ti domandi: e ora? Come faccio ad andare avanti? Invece bisogna rialzarsi, dopo una brutta botta. Fai buon viaggio e riposa, se puoi.

Happy hour: sii ardimentoso, non avere paura di nulla, immagina un futuro radioso, insomma fa’ un po’ quello che vuoi. Non dimenticare mai che la realtà è un’altra cosa, ben più amara, poiché i sogni sono tutti gratis, ma son quasi tutti quanti usati

I ragazzi sono in giro: brutta bestia, la popolarità. C’è gente che smania per questa effimera gioia, eppure è difficile sottrarvisi. D’altronde, oggi con i social siamo tutti dipendenti dai “mi piace”, quindi siamo tutti “popolari”. Per fortuna, nella ristretta cerchia delle persone più care, c’è qualcuno che non scorda mai chi siete sempre stati e chi sarete poi.

Ho fatto in tempo: quali speranze nutriamo, quando ci affacciamo alla vita vera? Di avere un nostro status possibilmente riconosciuto dagli altri, di essere quindi “normali”. E anche se ci accorgessimo che la normalità è un concetto quantomai aleatorio, c’è sempre una ragione per brindare o ricordare o dimenticare.

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Piccola stella senza cielo: quante volte è accaduto di desiderare ardentemente una cosa o una persona, per poi essere spiazzati da una luce senza futuro, cioè scoprire che in fondo non valeva tutti i nostri sforzi? Parecchie, ahimè, parecchie…

Il meglio deve ancora venire: qualcosa non ha funzionato? Speravi che andasse meglio? Basta abbattersi, cerchiamo di avere entusiasmo, altrimenti è la fine! Non dev’essere per forza perfetto, il futuro, ma se non lo affrontiamo di petto, che tristezza è???

(set acustico)

Metti in circolo il tuo amore: è plausibile, per le persone un po’ fuori dagli schemi, sentirsi fuori posto, a volte. Certo, hai provato a far capire con tutta la tua voce, anche solo un pezzo di quel che sei, ma gli altri ti regalano solo occhiate perplesse e ti parlano dietro. Ma tu vai avanti, caro il mio A.: qualcuno che condividerà il tuo stesso viaggio lo troverai, eccome se lo troverai.

Non è tempo per noi: … e mentre osservi il mondo fuori dal finestrino, non rinunciare mai a tuoi sogni grandi e belli, rimani te stesso, fuori posto, ingenuo, testardo, poco furbo casomai. Un giorno saranno gli altri, a chiederti scusa.

Lambrusco & pop corn: prima e dopo il sogno c’è la vita da vivere? E allora accontentati delle tue quattro cose, dei piccoli piaceri, di persone che condividono i tuoi ideali, sii onesto con te stesso. Spesso chi troppo vuole, nulla stringe!

(fine set acustico)

Dottoressa: quanti di noi hanno sognato, o magari vissuto, una dottoressa capace di guarire all’istante le ferite della nostra anima e del nostro corpo? C’è da fare un po’ di pulizia nella testa e nel resto? Ci pensi lei, dottoressa!

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Un colpo all’anima: ci sei o non ci sei? Fatti trovare, fatti afferrare, prima che tutto svanisca e io debba mettere a posto il mio tempo pieno di frammenti. Non saprei neppure da dove iniziare, tanto è il caos di luci, voci e amici che mi circonda!

Il muro del suono: il mondo si commenta da solo, ultimamente. Molte persone che non dovrebbero neppure abitarlo l’hanno reso opaco, incolore, quasi invivibile. C’è qualcuno in grado di riaccendere la speranza, qualcuno che può rompere il muro del suono?

Il giorno di dolore che uno ha: ci stanno eccome, durante l’esistenza, momenti di down. Hai tutto il diritto di chiederti perché sia successo a te, di stare seduto da solo sul letto a riflettere: fai in modo che rimanga solo un giorno, però…

Balliamo sul mondo: basta tristezza, è il momento di scatenarsi! Facciamo di Monza la nostra pista da ballo, freghiamocene di tutto e di tutti, suscitiamo invidia negli assenti: c’è chi vince, c’è chi perde, noi balliamo casomai!

Tra palco e realtà: mandiamo al diavolo i troppi soloni che ci circondano, dedichiamo loro un’unica enorme pernacchia, altro non possiamo fare! Beati loro che non hanno avuto nemmeno un dubbio mai, noi siamo fieri di avere andate e ritorni violenti, o troppo accesi o troppo spenti!

G come Giungla: è possibile trovare il bandolo della matassa, in questo ginepraio assurdo in cui ci addentriamo ogni giorno? Il buon Pirandello notava umilmente che noi tutti indossiamo più maschere: bisogna scegliere sempre quella giusta, in altre parole chi vuol sopravvivere deve cambiare.

Certe notti: è proprio vero che non si può restare soli, certe notti qui: è bello stare in compagnia, divertirsi, socializzare, godersi la serata con tutto quello che di magico ti riserva, si tratti di una cena con amici oppure del Concerto del Liga che fa cantare all’unisono 80.000 anime. Facendoti venire i brividi e la voglia di abbracciare il tuo vicino per consacrare alle stelle questo raduno pagano.

Urlando contro il cielo (acoustic): certe luci non puoi spegnerle: non importa che siano quelle di un palcoscenico o quelle simbolo della tua voglia di vivere, l’importante è darci dentro sempre e comunque. Togliamo pure il forse, lassù ci hanno sentiti eccome: abbiamo fatto baccano, ma un baccano sano, genuino. E siamo pronti a rifarlo il prossimo anno!!!!

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Ancora una volta grazie, Liga!

E’ stato memorabile!

Ci vediamo, sempre sulla Tua strada! 

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I 70.000 lasciano il parco di Monza

AC

LISBOA

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Sorge un nuovo giorno su Lisbona. Il cielo terso promette un’altra magnifica giornata di fine estate. L’aria è ancora frizzante. Le vie sono silenziose; pochi indaffarati manager escono dal bar discutendo fra loro su come speculare ulteriormente in Borsa. I turisti dormono, dopo i bagordi della notte precedente. All’improvviso, due figure escono dalla Metro di Piazza Martim Moniz. Metto a fuoco l’obiettivo: uno indossa un cappello di tela, l’altro una camicia azzurra. I due si dirigono verso la fermata del celeberrimo (e giallo) Tram 28, ed esultano a modo loro: probabilmente sono felici che la coda per quest’attrazione sia davvero esigua, questa mattina. Salgono a bordo, e prendono posto.

TRAM 28 – l’autista chiude le porte, e così il tram inizia a sferragliare, arrancando lungo ripide salite, per poi sfiorare continuamente i palazzi in altrettanto emozionanti discese. Il ragazzo con la camicia azzurra a volte si sporge troppo, rischiando di centrare i cartelli con la macchina fotografica. Potrebbe stare più attento! Il percorso termina a Campo Ourique, dove un nuovo Tram li riconduce al punto di partenza. La calca aumenta, un turista italiano viene derubato di 60 euro nell’indifferenza generale. Il nostro amico smilzo sonnecchia, mentre l’altro osserva sfilare le vie portoghesi con malcelata ammirazione. Dev’essere uno che si entusiasma facilmente!

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Sono curioso: proviamo a seguirli per conoscere meglio Lisbona. Per comodità, chiameremo Tip il ragazzo colorato, al contrario Tap sarà il ragazzo magrolino. Mentre qui stiamo a pettinare le bambole, loro sono già in Piazza Don Pedro IV, che superano con agilità. Forse ho capito dove sono diretti!

ELEVADOR DE SANTA JUSTA – non una cattiva scelta, la loro. Il panorama sulla città che si gode da qui è affascinante. Sono fortunati, perché stamattina una leggera brezza mitiga il gran caldo dei giorni scorsi. Tap scatta a raffica, Tip è scambiato per fotografo ufficiale del luogo dalle altre persone. Noto un conciliabolo fra i due e un altro gruppo di persone: non odo le voci, forse avranno incontrato turisti della stessa nazionalità!

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PRAÇA DO COMERCIO – Li perdo di vista per un’ora abbondante: spero che si siano rifocillati! Li individuo in Piazza del Commercio, antica porta di accesso alla capitale portoghese. È un luogo molto ampio, che suscita sentimenti di maestosità e grandezza un po’ in tutti i turisti come loro. La nitidezza del cielo consiglia una visita sopra all’Arco de Rua Augusta, da cui si staglia la zona centrale di Lisbona.

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Camminano successivamente in direzione del mare, dove Tap calca con fare solenne la spiaggia e Tip… ingolla avidamente 330 ml di acqua. Ora li lascio, vado a sorvolare la città!

“Il viaggio altera le nostre certezze, mostra quanto poco sappiamo e quanto abbiamo da imparare”. (B. Severgnini)

Rieccomi qui! Sono le dieci di mattina e ancora non li vedo. Per fortuna il mio padrone ha installato un software di riconoscimento facciale, così individuarli sarà un gioco da ragazzi!

CASTELO DE SAO JORGE – bontà loro, sono apparsi. E non in un luogo qualunque, ma nell’affollato Castello di San Giorgio, il cui panorama è descrivibile solo da chi c’è stato. È inutile sprecare aggettivi inutili, anche per me che conosco bene la città. Sullo sfondo si staglia il Ponte del 25 Aprile, verso sud ecco il Rio Tejo.

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A parte per il mangiare, non si fermano un attimo. Fossi in loro, mi recherei a…

BELEM – niente male la Torre, vero? È una meta tipicamente turistica, però vale la pena visitarla. Ehi, perché Tip&Tap se ne vanno già??? Hanno paura della fila??? No, disgraziati, tornate indietro!!! Come sono codardi!

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Sono stanchi e visitano il rilassante Convento do Carmo, poverini! Concludono la giornata su e giù per Baixa e Chiado, piccoli ometti sotto forma di turisti!

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CRISTO REI – oggi li vedo più determinati, quasi incarogniti. Salgono a bordo del traghetto per Calcihas, sulla sponda opposta del fiume. Proseguono con calma verso l’Elevador Boca do Vento, da cui si inerpicano, incuranti del caldo, verso il Cristo Re nel quartiere dell’Almada; arrivano, e subito li osservo sparire all’interno, per poi magicamente riapparire in cima al monumento, che raggiunge i 110 metri di altezza, a due passi dal Ponte del 25 Aprile. Cosa stanno facendo i turisti intorno a loro? Selfie con la statua? Che gusti kitsch!

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MIRADOURO DO PARQUE EDUARDO VII – hanno l’andamento più svogliato: si vede che funzionano a giorni alterni… Passeggiano con studiata calma lungo il Parco: addirittura Tap si rilassa su una panchina, suscitando le occhiate incuriosite delle persone che gli passano accanto.

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Li individuo un’oretta dopo con le valigie: hanno già terminato la loro vacanza! Cosa volete che vi dica, seguirò altre persone! Trovo subito una coppia che mi incuriosisce: lei tutta perfettina, non le muove un pelo, mentre lui, a parte gli occhiali, non ha segni distintivi particolari…

Ah, non mi sono ancora presentato! Sono il Drone Eustachio e il mio compito è uyruivnbfvjnvnmqwpoerhufdsjh

(fine delle trasmissioni)

NOTA AZIENDALE: Cravius riprende il controllo del post.

PERCHÈ…

  • ai controlli di sicurezza vogliono a tutti i costi vedere i miei fazzoletti?
  • la lingua portoghese contiene parole identiche oppure diversissime rispetto all’italiano?
  • un bus andava verso il quartiere “La Morte”?
  • sugli autobus compariva la scritta “Servicio Ocasional”? Forse l’autobus passa solo quando l’autista ha voglia di alzarsi?
  • un lounge bar si chiamava “La Puttana”?
  • non molliamo tutto ed apriamo l’Hotel “Regno dei Cieli”?
  • i taxi erano per lo più vecchie Mercedes?
  • c’erano più italiani che a Parma?
  • non esistono scuole a Lisbona?
  • dobbiamo tornare alle nostre vite faticose e non possiamo restare undici mesi in vacanza?

LISBONA ADDOSSO

(Jovanotti + idea di Tap, testo di Tip)

Lisbona addosso

un giorno è già passato

l’aereo non ha fatto manco un metro

il Miradouro

l’Elevador Da Justa

il cielo azzurro azzurro

 

Lisbona addosso

di panorami sono ghiotto

Possiamo scatenarci?

Quanti italiani ci sono qui fra gli altri!

Ma lei l’ho vista, non è qui da sola,

perciò non ballerà con me…

 

Nomi particolari

servizi occasionali

ci serve una lezione di portoghese in due

per visitare Praça de Figueira

per ordinare bene O’ Bacalhau à Bras

 

Prima che settembre si porti via tutto

e che torniamo ahimé svogliati in città

pensando ai treni affollati

e a quei tassisti azzardati

inala questa libertà (a-ah)

 

Lisbona è la libertà

 

Il tram 28 bellissimo e crudele

le persone se le guardi non possono sedere

in coda già dall’alba tra un mare di turisti

la Torre di Belem risplende sotto il sole

 

Lisbona addosso, ora scendiamo a Rossio,

ecco Largo do Carmo: mi fermo ad un bar

cucurucu Alfama, vaghiamo per una sera,

Praça do Comercio, mannaggia la vacanza

è già finita

 

Prima che settembre si porti via tutto

e che torniamo ahimè svogliati in città

pensando ai treni affollati

e a quei tassisti azzardati

dilata questa libertà (a-ah)

 

Lisbona è la libertà

 

Lisbona addosso, un giorno è già passato

Vietato non tornarci ancora

Saluti dal Cristo Rei: il vento spira forte

anche qua (a-ah)

 

Diffondi questa libertà (a-ah)

Lisbona è la libertà

Granada è la libertà

Friburgo è la libertà…

 

EUSTACHIO

(O CRAVIUS?)

IL TRIO ROCK… A NAPOLI!!!

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Paramount Pictures

In collaborazione con

Basilico della Napoli Sotterranea

Ferrovia Circumvesuviana

Goodfellas – Pub Napoli

Leopoldo – dal 1940 dolci a Napoli

Pizzeria Brandi

 

Presenta

IL TRIO ROCK A NAPOLI

Soggetto: Davide B

Sceneggiatura: Davide B, Marta V, Alessandro C

Scenografia: Napoli e la sua costiera

Fotografie: Davide B e Alessandro C

Tatoo: Marta V

Musiche: Alessandro C

Regia: Davide B, Marta V, Alessandro C

Questo film è stato realizzato in accordo con le norme sul tax credit (l. 244/2007)

 

« Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!» (Goethe, Viaggio in Italia)

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GIORNO 1 – il viaggio Genova-Roma e Roma-Napoli, rispettivamente sul Frecciabianca e sullo spettacolare Frecciarossa 1000, è da pascià. I tre sono carichi come una bottiglietta di Coca Cola agitata ripetutamente. L’impatto con Napoli è caldo, ma caldo secco, non caldo afoso. Conoscenza dell’hotel, e via, verso l’infinito e oltre! Anzi, verso Via Nuova Marina, e oltre! Prima tappa, Castel dell’Ovo, dal quale si gode una vista niente male sulla zona di Mergellina: piovono scatti, ed è giusto così. Metro? Metro! Dove si va? A vedere Piazza del Plebiscito! Che in effetti si rivelerà la Piazza più bella di Neapolis: spettacolo! Facciamoci fare una foto insieme! Volentieri, ma la piazza è deserta! Che amarezza! Tuttavia, i semibambini sul motorino senza targa hanno capito davvero tutto della vita… Galleria Umberto I, Via Toledo, e via, a mangiare da O’ Luciano!

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GIORNO 2 – datemi un sol! Sol! Ora datemi un La! La! E un mi bemolle? Mi bemolle! Che bravi! Ci voleva davvero un’introduzione potente per la visita di Capri con il traghetto! E già dallo sbarco sono profondamente colpito dalla bellezza di quest’isola, che mi ricorda da vicino la Grecia: però siamo in Italia, e ora capiamo il motivo per il quale vips e pseudo-vips vengono qui a trascorrere le vacanze! Marina Grande, Capri alta: un panorama incrrrrrrrrredibile, come direbbe un vecchio saggio. Osservare le foto per credere… E per motivi logistici non abbiamo potuto ammirare Anacapri!!! Sul traghetto del ritorno, dopo aver rischiato seriamente di essere colpiti dalla Sindrome di Stendhal, incontriamo la guida Giovanna e il marito, che ci bacchettano per non aver usufruito di una guida, però ci forniscono preziosi consigli per il prosieguo della vacanza: grazie belli, ne faremo tesoro! Stanchi ma soddisfatti per due giorni molto rock (in lontananza echi della mia chitarra elettrica), possiamo darci appuntamento al giorno successivo. Stay cool, stay Trio Rock!

Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita. (Proverbio cinese)

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GIORNO 3squilli di tromba / la banda si prepari / il Trio Rock tenta l’impresa/ Ercolano e Pompei scavi! È inaccettabile che il sottoscritto a scuola realizzi approfondimenti su Pompei, senza averla mai visitata. Colmiamo subito la lacuna: Ercolano è molto più raccolta, e si rivela piuttosto interessante gironzolare nelle sue strade, come facevano gli abitanti tanti anni fa. Ne ho tratto indicazioni utili per un futuro Power Point. Ma forse questo non vi interessa. Ci fermiamo a mangiare presso un bar, e lì facciamo la conoscenza di due simpaticissimi ragazzi, che la toccano piano: “Dopo Ercolano anche Pompei? Ma voi altri siete pazzi! Ahahahahah!”. È vero, guagliò! Siam dei folli! Senza guida, entriamo a Pompei: meraviglia delle meraviglie, anche e soprattutto per l’estensione: un luogo che profuma di storia, di archeologia, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Badate bene, la mia non è la classica frase retorica, bensì l’espressione di un reale sentimento. Foro, Villa dei Misteri, Teatro Grande, Anfiteatro e soprattutto Lupanare: non ci facciamo mancare nulla. Alla fine, cinque ore sotto il sole cocente: ne è valsa la pena, cari miei, ne è valsa la pena… Alla sera, pizza da Brandi: parafrasando uno spot della mozzarella Vallelata, potrei dire… La pizza di Brandi va assaporata, lentamente… Una gioia, per le papille gustative… Presto anche il Trio Rock sarà inserito fra le celebrità che hanno visitato questa pizzeria… Ora però sono un po’ stanc… zzzzzzzzzzzzzzzzz

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GIORNO 4 – uno dei più affascinanti musei che io abbia mai visitato, anche perché contiene opere del periodo classico a me tanto caro: questa, in estrema sintesi, la descrizione del Museo Archeologico di Napoli. Ci sono numerose statue: cito Marco Aurelio, a quanto pare amato alla follia da un membro del gruppo, e Claudio, con il quale una persona ha una diatriba tuttora aperta. Affreschi e mosaici: un’epifania, non trovo altre espressioni. Ci sono Teseo, Alcibiade, Alessandro Magno, la Tomba del Tuffatore, più altri mosaici e affreschi che tutti, una volta nella vita, abbiamo visto. Potevamo, visto il tenore dei discorsi, farci mancare il Gabinetto Segreto? No, belle gioie, no. Lo so, siete curiosi: quanti souvenir e/o guide ha acquistato il tramviere? Tante, sicuramente. Troppe, dipende dai punti di vista. Però l’economia napoletana gira anche grazie a lui! Siccome, lo avete compreso, il giorno prima era stato leggermente (ma giusto un pizzico) impegnativo, il pomeriggio si rimane a Napoli: Duomo, con le reliquie di San Gennaro, Via dei Tribunali, con la superba sfogliatella riccia di Leopoldo, San Gregorio Armeno e la sua pittoresca Via dei Presepi. Devo aggiungere altro? Ah sì, Napoli Sotterranea con il suo carico di mistero: niente scheletri, e dunque l’ho apprezzata pure io. Pensate che non è nemmeno spuntato Caronte a chiederci lumi sui nostri orrendi peccati…

Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti.

(Leopardi)

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GIORNO 5 – un giorno di tranquillità, e siamo già pronti a ripartire. Un’ultima impresa attende il Trio Rock: la scalata del Vesuvio. La meta è ardua, ma loro… sono tre, sono determinati, sono inarrestabili. Altro che le Tartarughe Ninja! Come dite? Erano quattro? Vero, ma anche noi eravamo quattro: uno era presente solo in potenza e non in atto… Ecco la radiocronaca esclusiva di quegli istanti: lo stambecco prende con decisione la prima posizione, non lo tengono, vuole vincere a tutti i costi per i suoi milioni di fan genovesi, morde la salita come fossero brandelli di carne, mentre il tramviere e Gerry se la prendono più scialla tra uno scatto e l’altro. Ed ecco lo stambecco che taglia per primo il traguardo!!! Che campione, amici! Come premio del vincitore, una bottiglia di Lacryma Christi e la superhit Hanno Ucciso l’Uomo Ragno gentilmente offerta dal tramviere! Che scalata, amici da casa! Che Trio! Aggiungerei solo: che panorama! Che maestosità! Il Vesuvio incuteva quasi timore, ripensando a quel 24 agosto del 79 d.C. . Vapori tossici e lava travolsero uomini e cose, senza pietà. Con buona pace di Plinio il Vecchio.

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GIORNO 6 – anche Sorrento spacca di brutto, per usare un lessico giovanile. E ne abbiamo potuto ammirare solo una parte, mannaggia. Dopo le consuete foto (e gli altrettanto consueti oh! ah! uh! di ammirazione per il panorama), ci rechiamo al mare per rilassarci: due simpaticoni su tre si sdraiano sotto il sole accalorante, mentre il terzo, da gran signore, affitta sdraio più ombrellone e ci si spaparanza sopra, godendo per due orette di ozio totale, che ogni tanto è ben gradito nella nostra affannosa vita in cui siamo sempre alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Napoli di sera? Affollata di gente giovane nel corpo e nell’anima…

La noia non può esistere ovunque ci sia un raduno di buoni amici. (François René Chateaubriand)

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GIORNO 7 – è arrivato il momento dei saluti: ultimo giro sotto la pioggia alla vana ricerca di un motivo per il quale ce ne dobbiamo andare, e via, si sale sul treno, direzione casa. Ma con la consapevolezza che un pezzetto del nostro cuore sarà sempre legato a Napoli e alla sua costiera.

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DICONO DEL TRIO ROCK

De Magistris: “La priorità del mio secondo mandato consiste nel concedere la cittadinanza onoraria al Trio Rock”.

Pompei: “Ringrazio lo Stambecco per avermi dedicato una canzone!!!”.

Pulcinella: “Invidia crepa, e stai lontana dal Trio!”.

La Gazzetta dello Sport: “Perché questi tre campioni, vista la loro impressionante scalata del Vesuvio, non sono stati convocati per le Olimpiadi di Rio?”.

Gli affreschi del Lupanare: “Per fortuna esiste ancora qualche buongustaio non bacchettone, sulla Terra!”.

Marco Aurelio: “So che ti attraggo, Stambecco, ma il mio cuore è tutto per Antinoo…”.

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I NUMERI

6: le pizze assaporate dal tramviere.

7: i giorni totali della vacanza.

19: costo del traghetto Napoli-Capri.

50: la distanza chilometrica Napoli-Sorrento.

299: velocità massima raggiunta dal Frecciarossa.

305: l’anno della morte di San Gennaro.

341: le foto scattate dal tramviere.

1281: i metri di altezza del Vesuvio.

7349: gli abitanti del comune di Capri.

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L’ALFABETO DELLA VACANZA

  • A come Affreschi: difficile sceglierne uno, opto per quello di Villa dei Misteri.
  • B come Blues Machine Band, i bravissimi musicisti che abbiamo visto all’opera presso il Pub GoodFellas.
  • C come Capri: l’avete capito, ne conserverò a lungo un ricordo bellissimo.
  • D come Decumani: superiori ed inferiori, li abbiamo incontrati in ogni dove.
  • E come Ercolano: un saluto ai nostri amici del bar e agli Scavi!
  • F come Flame: lounge bar molto raffinato, ma la gente era moscia e il tramviere non si è potuto scatenare.
  • G come Giovanna, la guida che ci ha fornito preziosi consigli, tra cui quello di mangiare da Brandi.
  • H come Hotel: il nostro si è rivelato ottimo e confortevole: ve lo consigliamo.
  • I come Isole: prossima volta, Ischia e Procida: devono valere il prezzo del biglietto!
  • L come Leopoldo: complimenti per la vostra sfogliatella riccia.
  • M come Max Pezzali: la sua song durante la scalata del Vesuvio rimarrà negli annali.
  • N come Napoletani: generosi, altruisti, simpatici; proprio come noi genovesi, insomma (sono ironico, ndr).
  • O come O’ Luciano: ci abbiamo mangiato tre volte: cibo buono, personale poco gentile.
  • P come Piazza Plebiscito: di notte o di giorno non importa, è sempre meravigliosa.
  • Q come Quando ci ricapita una vacanza così???
  • R come Rock, lo è stata questa settimana, e mica poco!
  • S come Strisce Pedonali: c’erano anche a Pompei, le ho fotografate!
  • T come Trio Rock: un nome, una garanzia!
  • U come Umore: sempre ottimo, siamo stati alla grande insieme, visto che siamo curiosi di scoprire il mondo e abbiamo poche musse.
  • V come Vesuvio: un monte affascinante e inquietante.
  • Z come Zzzzzzz, l’attività preferita durante la notte dai tre amici.

GLI HASHTAG DELLA SETTIMANA

#gioia #buonuomo #pizza #merdacce #triorock #napoli #granduomo #tuttixxxx #suoniindistinti #incrrrrrrredibile #facciamociunselfie #civuolepazienza #vivalecameriere #ginestra #ilmioruoloistituzionale

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LE SENTENZE DEL TRIO ROCK

  • Si sente un boato. X: “Non sapevo che in questo fiume ci fossero i coccodrilli!”. Magari erano rane…
  • Y: “Quale mestiere avresti voluto fare da piccolo?”. Z: “L’autista di autobus”. Y: “Ti piace guidare?”. Z: “No, in realtà mi fa schifo”. La mente umana è un unico grande, insondabile mistero…
  • X distrugge un violino di amarena. Y: “Sei una razza di rozzo ignorante!”. Qualche altro insulto no, eh?
  • Y: “Sarà dura non svegliarmi la mattina, dirti: Buongiorno Prof! E tu che mi rispondi con un grugnito…”. Lo faccio sempre, gioia bella, tranquilla!
  • Y: “Coraggio, Z, sfodera!”. Z, nella sua beata ingenuità: “Sfodera cosa?”. Mi dicono che sia stato un perpetuo doppio senso, questo viaggio…
  • Un commerciante, rivolto a Z: “Sai, io ti ho fatto lo scontrino, perché è meglio evitare che arrivi la finanza e ci mandi tutti in galera. D’altronde, a noi non viene nulla in tasca, per questo lo scontrino è stato necessario. Non ne vale la pena rischiare per soli 5 €, bla bla bla…”. Questo monologo è parte di un’opera appena ritrovata: De scontriniis faciendis.
  • X: “Sogno una cascata di limonata per risalirla come fa un salmone”. Due opzioni: o il caldo gli ha dato alla testa, oppure è un accanito fan delle metafore più ardite.
  • Y: “Ma se vago di notte per la strada, cosa mi dicono?”. Z: “Ciao, bella! Ho saputo che ti sei mollata!”. Intanto a Genova ci sono stati party un po’ in ogni dove…
  • X sniffa l’aria e se ne esce così: “Questa città (sniff sniff) odora di legno di cedro…”. Y: “Abbiamo appena attraversato un parco…”. Suvvia, hai rovinato un momento di pura poesia…
  • X: “Sono felicissimo di essere qui a Napoli!”. Y: “E dove li trovi due matti come noi che ti seguono?!?”. Vero, siamo tre matti pieni di vita!
  • Pompei, Villa dei Misteri. Y: “ Oh, guardate, un campo da calcio!!!”. X, con voce glaciale: “Sono le transenne, nan!”. Peccato, ci siamo persi Napoli-Atletico Pompeiense! E io che ci speravo…

Il manoscritto autografo delle loro frasi si interrompe qui. Nel caso venissero alla luce altri frammenti, sarete aggiornati al più presto…

Voglio chiudere il post con la struggente Ode alla Vita di Martha Medeiros, una poesia sulla quale tutti dovremmo riflettere.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

 

UN SALUTO SPECIALE A NAPOLI

UN SALUTO SPECIALE AL TRIO ROCK

DAL CANTASTORIE CRAVIUS

ASTRONAVE MAX TOUR ESTATE 2016 – GENOVA, 11 LUGLIO 2016

Standard

La prima canzone che ho imparato a memoria è stata “Come Mai” degli 883. Sono cresciuto con le canzoni di questo gruppo e poi di Max. Mi sembra pertanto doveroso celebrare il concerto di Genova del suo tour estivo. In quanto sono un giornalista mancato, troverete un piccolo commento (senza voto, ma con l’anno di pubblicazione del brano) delle 26 canzoni presenti in scaletta. Buona lettura!

Sempre noi (2012): devo ringraziare pubblicamente i “Max Pezzali Tribute”, perché è grazie a loro se conosco bene questa canzone. Vagamente rockeggiante, nella versione originale è un duetto con J-Ax, che, se presentata oggi, spaccherebbe di brutto. Apprezzabili anche dal vivo gli assoli di chitarra.

Due anime (2016): è il primo inedito di “Astronave Max New Mission”. Il lyric video girato a Miami ha ricevuto oltre 1 milione di visualizzazioni. È stata abbastanza apprezzata anche durante il concerto: intelligente la scelta di far scorrere il testo.

È venerdì (2015): melodia tipicamente pezzaliana, esprime il desiderio di evadere dalla grigia realtà quotidiana: ieri sera abbiamo centrato l’obiettivo!!!

Rotta per casa di Dio (1993): ecco, qui l’atmosfera si è surriscaldata, perché si tratta di un pezzaccio dell’album Nord Sud Ovest Est. L’abbiamo cantata e vissuta a pieni polmoni. Naturalmente senza fidanzate, xxxxxx, né mogli……

L’Universo Tranne Noi (2013): negli ultimi anni è stato il maggiore successo di Max: le persone, armate di telefonino (ma perché filmare anziché godersi il concerto??? Mah), hanno dimostrato il loro apprezzamento scandendo le parole di un brano che ci parla di un amore finito. Tre anni fa io la cantavo in Arizona davanti ad un piccolo gruppo di amici…

Gli Anni (1998): il filmato con immagini dell’epoca ci ha incentivato a cantare a squarciagola uno dei grandi classici di Max, che non può mai mancare in un suo concerto. Bellissima e powerful, esiste anche la versione originale che risale al 1995 ed ha una melodia decisamente meno trascinante.

La Dura Legge del Gol (1996): il testo esplica in modo convincente il rapporto viscerale con il pallone, nella consapevolezza che una squadra (di calcio, ma non solo) debba fare fronte comune di fronte alle difficoltà presenti nella vita.

Sopravviverai (2015): uno dei pochi pezzi dell’ultimo album; non male soprattutto per l’uso tambureggiante della batteria. Bam bam!

Sei fantastica (2007): di quell’album preferisco Torno Subito, che tuttavia si inserisce nel filone di È venerdì e compagnia bella. Quindi ci sta presentare uno shock elettrico, una fonte d’energia quale può essere la donna che ti sta accanto. Il pubblico ha gradito, sappiatelo.

Sei un mito (1993): “Siete un pubblico fantastico”, ha detto Max. “Per questo motivo vi voglio dedicare una canzone: godetevela, è tutta per voi!!!”. Appena l’inconfondibile sound plana su di noi, il pubblico esplode e salta, balla, canta. Se la gode, potremmo aggiungere. Urla il celeberrimo poporopopo, potremmo concludere.

Hanno ucciso l’uomo ragno (1992): altro big track, come definisco io i grandi successi. La folla è entusiasta per questa fantastica doppietta, e si scatena come se non ci fosse un domani. Con la benedizione dell’Uomo Ragno, ovviamente. A proposito, non è ben chiaro chi l’abbia ucciso…

Pausa Remix Dj Zak: ci sta, questa piccola pausa, anche perché c’è una persona che ha un leggero (ehm…) fiatone. Tuttavia, cari miei, anche qui le canzoni sono più che note, almeno per i veri fans. Vi dice niente Bella vera? E La Lunga Estate Caldissima?

Medley acustico: Se tornerai (1996) – Nient’altro che noi (2000) – Io Ci sarò (1998) – Eccoti (2005): Da brividi. Personalmente non amo i medley, soprattutto se acustici, ma questo fa eccezione. Sono canzoni che tutti conoscono e l’atmosfera rarefatta lo dimostra: al prossimo concerto, Max, le vogliamo suonate per intero!!!!  Io ci sarò merita di essere cantata alla propria donna. Consentitemi infine di dedicare Se tornerai ad una persona che non c’è più e mi manca molto.

Ti sento vivere (1995): l’abbiamo cantata noi, gente! L’abbiamo cantata noi, gente! I musicisti quasi non sono intervenuti, perché ci abbiamo pensato noi! Bella, zio!

La regina del celebrità (2000): bei tempi, in cui si andava in discoteca e si rimaneva affascinati da quel mondo… In realtà continuiamo ad andarci e a non rimanere affascinati, ma vabbè, sono dettagli. Abbiamo saltato anche su questa, raga!

Quello che capita (2002): il pezzo non è da buttare, ma avrebbe potuto lasciare tranquillamente il posto ad altri. Capisco tuttavia l’esigenza di variare. Niente male la reinterpretazione con Venditti del 2013.

Come deve andare (2001): il Peugeot arranca, però ce la fa, ad arrivare fino in cima. Forse, nella vita, è meglio andare piano, così si arriva lontano. O no?

Lo strano percorso (2004): nell’ora di lettere / guardandola riflettere / sulle domande tranello della prof / non cascarci, amore, no! Allora, amore, ci sei cascata oppure no? Preferisci che ti chieda da dove viene preces oppure la tetrarchia? Scherzi a parte, la cantavamo tutti, ma proprio tutti! La vita, in effetti, è un unico lungo percorso, con le sue stranezze, i suoi drammi, le sue gioie… Ora mi fermo, altrimenti inizio un discorso pseudo-filosofico, e non è il caso.

Non lo so (2016): stavolta ero uno dei pochi a conoscere le parole, e ciò mi riempie il petto di orgoglio! Sapete che il testo nasce da una collaborazione fra Max e Zibba? No? Ignorantoni!

Pausa remix Dj Zak: sorpresona, almeno per me: tutti strillavamo sulle note di Non ti passa più. Pensavo di essere uno dei pochi ad apprezzarla, ohibò. Suggerimento: Max, è un’altra song da eseguire per intero! Ascolta lo zio Cravius!

Il mondo insieme a te (2004): nel video compariva quella mandrillona di Micaela Ramazzotti, impalmata dal vecchio Paolo Virzì qualche anno dopo. Un buon antipasto per l’ultima parte del concerto….

Una canzone d’amore (1995): abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene! Abbracciamoci forte e buttiamo fuori l’aria dai polmoni per intonare questa splendida dichiarazione d’amore! Abbracciamoci forte e non lesiniamo le energie per il gran finale!

La regola dell’amico (1996): “quali pezzi mancano?”, mi ha chiesto. Partono le note. “Questo, ad esempio?”, ho risposto. Il buon Max ha ragione: o amici o fidanzati, non c’è alternativa. Ma può esistere l’amicizia fra uomo e donna? Lo ignoro: nel dubbio, io ballo e mi scateno.

Come Mai (1993): dice Max: “In tanti anni di concerti non ho mai presentato questa canzone che mi ha procurato tantissima fortuna. Signore e signori, Come Mai”. Tripudio. Brividi da far accapponare la pelle. Un unico cuore pulsante che la canta. L’Arena del Mare in delirio. Stretti stretti per intonare questo pezzo sublime. Anime sofferenti per amore, anime felici per amore. Tante storie, ma un unico sentire: è stato il momento clou della serata.

Nessun Rimpianto (1996): meglio non portarsi dietro né rimpianti né rimorsi, sarebbe nocivo per se stessi e per il proprio benessere. Le storie finiscono, ed è giusto accettarlo, per quanto doloroso sia. La vita a volte chiude porte in faccia, altre volte ne apre alcune che parevano chiuse. Sempre con dignità e a testa alta, mi raccomando.

Tieni il tempo (1995): sottoscrivo in toto queste parole: Non ti lasciare andare se non ti vuole più / adesso se la tira ma non sa che tu / stai quasi per decollare e quando volerai / faranno a gara se fare un giro gli farai. / Scendi nella strada balla e butta fuori quello che hai / fai partire il ritmo quello giusto / datti una mossa e poi / Tieni il tempo… In effetti sono decollato: qualcuno vuole un passaggio?

BIS – Il mio secondo tempo (2012): carina, onesta, canzoncina sanremese che non ha infiammato più di tanto i cuori. A parte il mio, che, tuttavia, è un cuore… che apprezza a prescindere, diciamo così.

Nord Sud Ovest Est (1993): vi può interessare il fatto che l’abbia ballata come un invasato? No, appunto. Però è un grande classico che merita di essere onorato come tale: d’altronde, il testo non recita “Ballan tutti intorno a me”?… Adios, mi amor!

Con un Deca (1992): io sono un signor nessuno, però avrei chiuso con Tieni il Tempo. Ciononostante, anche questa, con i trucioli sparati in aria, ha fatto la sua porca figura. Che dramma! Un deca non basta nemmeno in pizzeria… Ciao Max, alla prossima!!!!

 

Astronave Max Tour 2016

Max Pezzali – voce

Sergio Maggioni – chitarra solista, cori

Giorgio Mastrocola – chitarra ritmica

Davide Ferrario – chitarra ritmica, sintetizzatore, programmazione (boato del pubblico, ndr)

Luca Serpenti – basso

Sergio Carnevale – batteria

Ernesto Ghezzi – tastiera, percussioni elettroniche

Dj Zak – mix ed elettronica

MV – special guest star (bam!)

 

P.S.: “Cravius, siamo i tuoi lettori: ci hai deluso!!!”.

“Per quale motivo, di grazia?”.

“Non hai inserito alcuna foto nel post!!!”.

“Cocchi di mamma, secondo voi ho avuto il tempo di scattare delle foto, visto che mi muovevo come un tarantolato?”.

“Ah, capito! Un abbraccio!”.

“Un abbraccio, cari, buona estate! A fine mese ripassate di qui, ci sarà una gustosa sorpresa!”.

“Non mancheremo!”.

 

 

SALVE ATQUE VALE, MAX!

CRAVIUS TE SALUTAT!

LAURA PAUSINI, SIMILI EUROPEAN TOUR 2016

Standard

AUF DEUTSCH

Am Anfang Juni waren wir in San Siro Stadion, um an dem Laura Pausinis Konzert teilzunehmen.

Wir fahren nach Mailand mit dem Bus: zum Glück stellen eine kleine Gruppe auf. Das Klima ist wirklich heiß, aber die Wettervorhersage haben den Regen angekündigt. Keine Panik: ich habe mit mir den K-Way!

Die Wartezeit endet, deshalb können wir ins Stadion hineingehen: das Konzert beginnt um 21 Uhr. Was dürfen wir machen? Sprechen, essen, trinken (teures Mineralwasser, nicht Bananensaft) Toilette-Moment, und so weiter. Jetzt schreibe ich eine Überlegung: ich bin der Meinung, dass man nur auf der Weide ein Konzert mögen kann: seid ihr mit mir einverstanden, oder nicht? Der Regen kommt, aber leicht: wir sind glücklich, weil ich auf Facebook gelesen habe, dass in der Stadt einen großen Hagelschlag es gab.

Auf jeden Fall, Laura kommt pünktlich: die Show kann beginnen. Wie immer, Alessandro ist ein kleiner Teufel: er tanzt, singt aus vollem Hals, kann nicht still bleiben. Ist das eine Überraschung, Leute??? Ich hoffe nicht, meine Damen und Herren… Das Konzert ist mitreißen, ich habe keine Wörter für Lauras unglaubliche Stimme… Manchmal erscheinen die Tänzer: die Choreographie ist perfekt. Die Sängerin intoniert ihre Erfolge, wie „Innamorata“, „La solitudine“, „Come se non fosse stato mai amore“: das Stadion singt im Chor, und ich fühle mich gut, weil ich dort bin. Ich erhebe nur einen Vorwurf gegen Laura: zu viele Medleys! Vielleicht wäre es besser wenige Lieder singen, aber gänzlich! Alle haben noch viele Energie, und die Nacht ist jung…

Laura dankt ihren Fans, und die Fans (auch Alessandro, natürlich) flippen aus…

Das Konzert ist beendet. Danke Laura, bis zum nächsten Mal!!!

Dein treuer Fan

Alessandro

 

Pochi minuti all'inizio!

 

ITALIANO

Due anni dopo Ligabue, rieccoci a San Siro. Stavolta per la Laura nazionale.

Siamo riusciti a trovare un mezzo di trasporto più veloce e meno dispendioso (fino a prova contraria, semmu figgi de Zena), cioè il bus. E in effetti l’organizzazione di eventinbus è stata impeccabile (http://www.eventinbus.com). Bravi ragazzi, bel lavoro! Ora però lasciate spazio al racconto.

Già da una settimana, lo confesso, consultavo freneticamente le previsioni del tempo: non ci davano speranza di avere un match (cosa dico? Un concerto, perdonate il lapsus) asciutto. E vabbè, nel dubbio ci siamo attrezzati. Come ogni santa volta che mi allontano dai patri lidi, rimango stupito dall’assenza di vento a Milano, e pertanto vai con il solleone in attesa che i cancelli aprano.

Siamo dentro. Chi mi conosce lo sa: assistere ad un concerto dalle curve per me non ha senso. I veri fan vanno sul prato, e pazienza se devono entrare presto e aspettare: noi siamo i Very Normal Fan!!!

Come diceva un mio amico delle elementari, gocciola: cioè, non piove in modo serio, ma il cielo rimane per qualche ora indeciso se lavarci anima e vestiti, oppure risparmiarci. Sceglie la seconda opzione, e di questo gli siamo grati.

Meno un’ora. Meno mezz’ora. Meno un minuto.

Arriva Laura e iniziamo le danze. Ho scritto “danze” non a caso: l’energia che emana Sua Signoria Pausini è incredibile, e non so come facciano alcune persone accanto a me a cantare in modo composto. Il sottoscritto è un fremito unico: si muove, si agita, urla (in modo più professionale rispetto ad alcune scalmanate sedicenni). Per fortuna non ho nessuno davanti, altrimenti correrebbe un serio pericolo di essere colpito dai miei movimenti scoordinati, però vivi, veri, genuini.

Sullo show cosa possiamo dire? Possiamo dire che è curatissimo: chissà quanto tempo hanno impiegato a costruire una coreografia di tale portata… Ogni tanto spuntano fuori ballerini che eseguono numeri di alta scuola. E poi c’è lei, la romagnola terribile che non ci concede un attimo di tregua, aizzando la folla come un capopopolo qualsiasi. Pochi cantanti (e nessuno donna, ve lo garantisco) hanno questo dono. E San Siro risponde presente, soprattutto sulle canzoni già sedimentate nei cuori di tutti: qualche esempiuccio? “Tra te e il mare”, “Come se non fosse stato mai amore”, “La solitudine”.

Ecco, qui mi permetto un piccolo appunto, forse l’unico della serata: troppi medley nella scaletta. Sarebbe stato preferibile ridurre il numero delle canzoni, ma farcele cantare per intero: e comunque siamo generosi, Laura, noi ti perdoniamo…

Avanti, non fermiamoci, perché come dico sempre la notte è giovane: facciamoci sentire, gridiamo che questa serata è nostra, mostriamo empatia per il video con Paola (la figlia di Laura), inviamo fino alle stelle il ruggito di San Siro…

Come tutte le cose belle, ahimè, anche il concerto ha una fine. Ancora una volta, tuttavia, è stato bellissimo, epico, meraviglioso (trovate voi un aggettivo) esserci stati: alla fine dò pacche sulle spalle ai miei vicini di canto, e loro approvano, restituendomele con vigore.

Laura ringrazia i suoi fan, e i suoi fan la salutano in delirio.

Grazie Frau Pausini, alla prossima!

Con gli umilissimi omaggi di un umilissimo fan che è cresciuto con le tue canzoni,

Alessandro

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LAURA PAUSINI’S CONCERT: MY REVIEW.

Eventinbus A: the organisation was perfect, no doubt. Only this year I founded this company: I would like to use it for another concert. See you soon, Angelica!

Weather B: not so bad. Yes, hot when we waited for the opening of our gate, but also a little refreshed after the light rain. I saw that in Milan there was a heavy hailstorm: we were lucky, my friends…

My feelings before the concert D: I was really excited, I could not to hold still: I decided to speak, to got to the (dirty) toilets, to make some photos, to walk through the stadium, and so on. Maybe I feel that my work at school is almost at end, I don’t know. However, I’m sure: the adrenalin in my body is too much, therefore I have to move, to make something powerful and stirring. What? I have some choices…

Laura Pausini A+: no words, ladies and gentlemen. She has an incredible energy, that she transfers to her fans. I think that Italy would be proud of such an artist

Songs B-: she sang her best hits, but there were too many medleys. Next time, they would to change playlist, I guess.

The show A++: dancers, music, even a DJ… do we want more? No, it was enough… The coordination between the artists was really unbelievable: looks also count…

San Siro A+: maybe it was no sold out, but we were around 50.000 frantic fans. When she sang (in unison with the whole stadium) “Come se non fosse stato mai amore”, I felt thrills on my skin…

My feelings after the concert A+++: I sang, I danced, I moved myself: in my opinion this is real fun… Do we live only once (twice for Mr. Bond…), or not? Do you agree with me?

 

Thank you, Laura. Thank you, San Siro. Thank you, life.

One of your thousand fans,

Alessandro

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IN DIFESA DI LATINO E GRECO

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Spesso i ragazzi mi chiedono: “Ma cosa serve studiare Manzoni, oppure l’ablativo assoluto?”. La mia risposta è: “Serve a ragionare. Latino e greco, perfino la grammatica italiana, aiutano ad organizzare la mente”. L’alunno di turno mi fissa, scrolla le spalle e se ne va. La mia risposta non è chiara? E’ errata? Va bene, lo accetto. Perché, dunque, non concedere la parola al buon Gramellini? Forse sarà più esplicito. 

(…) Vorrei appoggiare una battaglia davvero moderna della Santa Sede: lo studio del greco e del latino. E’ stato il Pontificio comitato di scienze storiche, nel silenzio imbarazzante dei governi «laici», a lanciare l’allarme. I giovani europei conoscono sempre peggio le lingue morte, eppure questo non li ha resi affatto più vivi. Una colossale idiozia sempre più diffusa è che Pindaro e Virgilio non servano a nulla. Come dire che la cyclette è inutile perché al termine dello sforzo non ti sei mosso di un millimetro. Ora, è evidente che in nessun colloquio di lavoro ti chiederanno il quinto canto dell’Eneide e che nessuna ragazza pretenderà di essere corteggiata con i versi dei lirici greci, per quanto più struggenti di tante frasette che si trovano nei cioccolatini. Dal punto di vista di un’utilità immediata, quindi, Pindaro e Virgilio non producono risultati. Però allenano a pensare. Attività fastidiosa e pesante. Ma ancora utile. Anche per trovare un lavoro o una ragazza.

Caro Massimo, hai centrato perfettamente il punto, anzi, il verbo: PENSARE. Purtroppo la società di oggi ci vuole sempre più ignoranti, sempre più bifolchi, come un gregge che si muove in un’unica direzione, senza distinzione alcuna. Siamo disabituati a ragionare, a fermarci un attimo, perché il mondo va velocissimo e noi ci affanniamo a corrergli dietro. Spesso con risultati mediocri. Non invidio affatto la generazione dei Millennials: sono obbligati a bruciare tutto e subito, a fare le cose superficialmente, senza poterle approfondire. E allora ben vengano quelle materie che richiedono un briciolo di riflessione in più. La cultura imperante peraltro le osteggia sempre di più: ma che bruttura è il Liceo Classico senza greco? Perché insegniamo ai ragazzini tonnellate di grammatica, quando sarebbe bellissimo realizzare dibattiti sui pensieri profondi degli autori greci e latini, veri padri della civiltà occidentale? 

Quest’anno ho insegnato per la prima volta latino: al netto del famigerato programma, che prevedeva grammatica, grammatica e grammatica, ci ho inserito qualche tavola di Asterix e qualche poesia d’amore di autori latini (Catullo, Tibullo, Ovidio). Anche loro vivevano, amavano e scrivevano. O no? 

OVIDIO, L’ARTE DI AMARE I (passim)

(…) A questo punto dovrai cercare di attaccar discorso,

e una frase banale sarà l’avvio della conversazione:

“Di chi sono quei cavalli laggiù?” chiederai, da buon tifoso;

e se lei fa il tifo per qualcuno, fallo subito anche tu.

Se poi, durante lo spettacolo, un po’ di polvere le cade sul vestito,

subito devi scuoterla via con le dita,

e se la polvere non c’è, scuoti via quella che non c’è:

ogni occasione è buona per le tue attenzioni. (…)

 

Magari ho sbagliato. Magari no. Però ci siamo almeno elevati dalla mediocrità generale: non è divertente conoscere le tecniche di approccio di duemila anni fa? Sono poi così diverse da quelle attuali? Ridò la parola a Gramellini. 

Latino e greco sono codici a chiave, che si aprono soltanto con il ragionamento e un’organizzazione strutturata del pensiero. Insegnano a chiedersi il perché delle cose. Chi impara a districarsi fra Tacito e Platone assimila una tecnica che potrà applicare a qualsiasi ramo del sapere e della vita. Non è un caso se i migliori studenti delle facoltà scientifiche provengano dal liceo classico. Un tempo queste considerazioni abbastanza ovvie venivano fatte dai genitori, per convincere gli adolescenti recalcitranti a cogliere la vitalità latente di una lingua morta. Adesso si preferisce tacere, forse per rispettare il diritto dello studente a rovinarsi il futuro con le proprie mani.

Lo dicevo prima: ci stiamo rovinando con le nostre stesse mani. La sfida più significativa, sperando che non sia una battaglia persa, è quella di far comprendere come latino e greco siano una delle poche ancore di salvezza nel mondo odierno. Iperconnesso, smart, tecnologico, ma sempre più povero. Cosa serve insegnare suus ed eius, se poi non capiscono il contenuto in italiano di quel passo?  Cosa serve conoscere il piuccheperfetto di laudo, se ignorano (perché nessuno gliel’ha mai detto) il significato dell’espressione lupus in fabula, usata ancora oggi? Non si smette mai di imparare, non si dovrebbe mai smettere di essere curiosi. Di non accettare verità precostituite, di porsi delle domande, di avere occhio critico. Se non lo faremo, correremo il rischio di tutelare solo il nostro orticello, rimanendo esclusi da tutto il resto. Magari con la citazione dei Baci Perugina in mano, oppure meravigliandoci perché con la cyclette non si avanza di un metro. 

Sto per leggere Viva il latino!, un libro di Nicola Gardini. Spero di poterlo recensire presto. 

ALESSANDRO CRAVIOTTO

 

 

ENGLISH QUOTES

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  1. LIFE IS NOT A PROBLEM TO BE SOLVED, BUT A REALITY TO BE EXPERIENCED. Soren Kierkegaard
  2. The greatest obstacle to discovery is not ignorance; it is the illusion of knowledge. Daniel J. Boorstin
  3. Life is what happens while you are busy making other plans. John Lennon
  4. Men are more easily governed through their vices than through their virtues. Napoleon Bonaparte
  5. In every day, there are 1,440 minutes. That means we have 1,440 daily opportunities to make a positive impact. Les Brown
  6. I don’t know the key to success, but the key to failure is trying to please everybody. Bill Cosby
  7. The supreme happiness of life is the conviction that we are loved; loved for ourselves, or rather in spite of ourselves. Victor Hugo
  8. Success consists of going from failure to failure without loss of enthusiasm. Winston Churchill
  9. Education is what remains after one has forgotten what one has learned in school. Albert Einstein
  10. Love is the greatest refreshment in life. Pablo Picasso
  11. The most important thing is to enjoy your life – to be happy – it’s all that matters. Audrey Hepburn
  12. One of the most beautiful qualities of true friendship is to understand and to be understood. Lucius Annaeus Seneca
  13. My best friend is the one who brings out the best in me. Henry Ford
  14. Silences make the real conversations between friends. Not the saying but the never needing to say is what counts. Margaret Lee Runbeck
  15. Happiness is not something ready made. It comes from your own actions. Dalai Lama
  16. Once you replace negative thoughts with positive ones, you’ll start having positive results. Willie Nelson
  17. The first time I see a jogger smiling, I’ll consider it. Joan Rivers
  18. If you want something said, ask a man; if you want something done, ask a woman. Margaret Thatcher
  19. You can’t depend on your eyes when your imagination is out of focus. Mark Twain
  20. The present time has one advantage over every other – it is our own. Charles Caleb Colton
  21. You teach best what you most need to learn. Richard Bach
  22. Music expresses that which cannot be said and on which it is impossible to be silent. Victor Hugo
  23. Honesty is the first chapter in the book of wisdom. Thomas Jefferson
  24. If you don’t like something, change it. If you can’t change it, change your attitude. Maya Angelou
  25. LOVE IS LIFE. AND IF YOU MISS LOVE, YOU MISS LIFE. Leo Buscaglia